Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: è costituzionalmente legittimo il rimedio previsto dal “Jobs Act”?

Tribunale di Roma, Sen. 26 luglio 2017

Questione

La previsione di un’indennità modesta, fissa, e crescente solo in base all’anzianità di servizio, in caso di illegittimità del licenziamento irrogato a un lavoratore assunto dopo l’entrata in vigore del “Jobs Act”, è un rimedio costituzionalmente adeguato?

Soluzione

La questione è “non manifestamente infondata” – e va, dunque, rimessa alla Corte costituzionale – poiché la previsione di un’indennità in misura modesta, fissa, e crescente solo in base all’anzianità di servizio, a fronte di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo illegittimo, non costituisce un ristoro adeguato.

La disciplina del rimedio contrasta a) con il principio di uguaglianza e ragionevolezza (art. 3 Cost.); b) con la natura di valore fondante, attribuito al diritto al lavoro, dalla Carta costituzionale (art. 4 Cost.); c) con la disciplina dell’Unione europea e delle convenzioni internazionali, intese come norme interposte idonee a rappresentare un parametro di costituzionalità del diritto interno (art. 117 Cost.), e con la legge delega, nella quale la disciplina dell’Unione europea e quella delle convenzioni internazionali sono espressamente indicate come criteri e principi direttivi (art. 76 Cost.).

Argomentazione

a) La nuova disciplina:

·         preclude al giudice di valutare il concreto pregiudizio sofferto dal lavoratore, in quanto gli impone un automatismo nella quantificazione dell’esigua somma prevista;

·         incoraggia comportamenti opportunistici e di dumping sociale: la previsione di sgravi contributivi per l’assunzione, difatti, rende il licenziamento conveniente per il datore, che ha risparmiato una somma maggiore dell’indennità risarcitoria; e ulteriormente pregiudizievole per il lavoratore, che non porterà più con sé la “dote” dello sgravio contributivo;

·         rende meno costosa e, dunque, economicamente più vantaggiosa l’espulsione dei lavoratori neoassunti, a prescindere dalla qualità delle loro prestazione.

Il rimedio, quindi, è privo del necessario carattere compensativo; non esercita alcuna funzione dissuasiva; e offre ai lavoratori assunti dopo l’entrata in vigore del “Jobs Act” una tutela irragionevolmente diversa rispetto a quella offerta ai lavoratori già assunti a quella data.

b) Il rimedio, inoltre, è illegittimo perché, anche a fronte della mancanza di carattere dissuasivo e compensativo:

·         annulla di fatto l’effetto “vincolistico” che dovrebbe derivare dall’esistenza delle causali del recesso (giusta causa e giustificato motivo);

·        riduce la forza contrattuale del lavoratore, nella relazione quotidiana con il datore di lavoro, anche in riferimento all’esercizio delle libertà fondamentali.

c) «[L]a regolazione dell’Unione europea e le convenzioni internazionali», infine, confermano che il rimedio risarcitorio adottato dal legislatore, per il caso di illegittimità del licenziamento, deve essere necessariamente adeguato (dal punto di vista del lavoratore) e dissuasivo (dal punto di vista del datore di lavoro).

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